Signor Nicola di Porto Maurizio. L’ultimo Tappezziere.

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Ero già passato molte volte davanti a quella porta ma non avevo mai notato questo laboratorio. In questa società frenetica in cui viviamo succede parecchie volte che non ci rendiamo conto del mondo nascosto che ci circonda. In questo caso un vecchio laboratorio di tappezzeria. In qualsiasi luogo del mondo si compie una silenziosa battaglia dove la modernità e il passato combattono tra di loro una battaglia dove il vincitore è già dichiarato. Il tempo non ci lascia alternativa.

Lui era li, seduto in fondo al suo vecchio laboratorio. La luce spuntava dalla finestra, mentre l’entrata del negozio era disegnata dalle ombre. Luce e ombre giocavano come bambini creando un’ atmosfera estremamente soggettiva.

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Di origine pugliese ma imperiese d’adozione, Signor Nicola ha il negozio di tappezzeria in Via de Tomaso a Porto Maurizio da niente meno che 41 anni. Con quasi 80 anni lui è uno dei pochi superstiti di un mestiere ormai quasi scomparso. La nostra generazione Ikea o Made in Cina, non permette più prodotti artigianali di qualità. Dobbiamo consumarli velocemente aspettando il fatidico e imminente momento di buttarli e comprare uno nuovo. La nostra mente è ormai già molto allenata , perchè sistemare una sella di moto o una stoffa della sedia se puoi velocemente rimpiazzare con gli ultimi freschi arrivi delle fabbriche? Il consumo non si può fermare. Il ciclo non ci lascia scampo.

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Quando ho chiesto di fare le foto la risposta è stata semplice come una volta. si, vai fai quello che vuoi! Dissi mentre incrociava le gambe e guardava il vuoto, come chi volesse fare un bella foto ricordo. (la foto in bianco e nero)

Molti oggetti intorno. Veramente molti. Tutto sembrava disorganizzato, ma in quel apparente caos lui sapeva esattamente dove era ogni oggetto di cui aveva bisogno. Sui tavoli alcuni lavori in corso e per terra alcune sedie che in quel momento stava facendo l’imbottitura. Ho preso una sella di moto in mano e ho potuto vedere il bel lavoro. Finiture impeccabili, cuciture rinforzate, qualità massima che oggi possiamo vedere solo in articoli di lusso non a portata di tutti.

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Mentre parlavamo lui si è messo a lavorare, scattavo le foto mentre osservavo la sua dimestichezza con il mestiere. Movimenti rapidi e precisi, nessuna esitazione, quello era il suo mondo.

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La sua macchina da cucire ironicamente si chiama Global Selection . Selezione globale, si la società è selettiva, seleziona i più veloci, i più abili a muoversi in un mondo dove il tempo sembra scorrere più velocemente. Ma come mi diceva, a lui non gliene frega più niente. Lui non combatte più contro il tempo, lui scivola tranquillo nella timeline degli eventi, tra un filo e l’altro e due sorsi di caffè.

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Lui mi offre un caffè. Scatto ancora alcune foto e l’ho saluto ringraziando per quei magici 45 minuti insieme. 45 minuti? Guardo l’orologio ed erano passate 2 ore. Li dentro il tempo sembra scorrere più lentamente. Non mi ricordo di aver visto orologi. Dovevo correre, tante cose da fare, il tempo non mi aspettava. Nel cellulare chiamate perse, alcuni messaggi, notifiche di facebook e whatsapp.

E’ rimasto li, insieme ai suoi attrezzi, sereno, come equilibrato in un suo filo da cucire tra il passato e il presente, la tradizione e la modernità, in quella atmosfera magica e surreale. Tra le luci e le ombre.

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