LA BIONDA CONQUISTA ANCHE LA NOSTRA PROVINCIA!!

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Chi di voi non ama le bionde? preferite le rosse? io personalmente preferisco le more, ma questo non è l’argomento di cui vi voglio parlare qui ora, infatti le “bionde” che tratteremo qui, di solito si consumano preferibilmente in estate, magari dopo un intensa giornata di lavoro, ci si rilassa con alcuni amici e si ride e si scherza davanti ad una bella birra fresca.

Anche da noi bere birra oramai non è più una novità da molti anni, anche se la richiesta è aumentata molto nel corso degli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda le birre artigianali, quelle che vengono prodotte seguendo metodi antichissimi, che hanno sicuramente un fascino e un sapore nettamente superiore alle normali birre cosidette “commerciali” che sono più famose.

un pò di storia…….

Fino al Medioevo, il processo di birrificazione era appannaggio delle sole donne. Lentamente questa prerogativa svanì man mano che la birra cominciò ad esser prodotta nei monasteri; questa arte fu adottata dai monaci (belgi e olandesi in primis) per mantenere vivo il legame tra la birra e la religione. Le prime donne babilonesi che produssero birra erano infatti sacerdotesse del tempio.
Veniva prodotta la birra “leggera”, adatta ad esser consumata quotidianamente, e la birra ad alto contenuto alcolico, destinata alle occasioni speciali. Durante i matrimoni in Gran Bretagna, un tempo veniva prodotta la “birra della sposa” (bride ale). Pian piano la birrificazione divenne un’attività prettamente maschile; i monaci migliorarono il gusto ed i valori nutritivi delle loro birre, che affiancavano a pasti frugali, essendo permessi fino a 5 litri giornalieri a testa.
In poco tempo i monaci cominciarono a produrre molto più del necessario, e cominciarono perciò a vendere la propria eccedenza; con l’indebolimento della chiesa la birrificazione fu eseguita da coloro che prima si limitavano a commerciare. Talune birre si guadagnarono il marchio reale e l’approvazione delle classi dominanti.
Purtroppo i regnanti del tempo intuirono i possibili guadagni che si potevan fare sul commercio della birra, e spinsero per impedire ai monaci, che non pagavano tasse, di operare in un campo talmente redditizio.
La birra era consigliata perché considerata più salutare dell’acqua che, al tempo, era spesso contaminata; col passare del tempo il luppolo cominciò ad essere utilizzato nella birrificazione, contribuendo nella conservazione della birra ed aggiungendo freschezza al gusto.
Il luppolo sostutuì una mistura di erbe chiamata “Grut”, composta tra l’altro da bacche di ginepro, prugnolo, corteccia di quercia, assenzio, seme di cumino selvatico, anice, genziana, rosmarino, che giocò un ruolo nefasto nella storia della birra.
Spesso le erbe utilizzate per il Grut erano velenose, allucinogene o mortali; gli inspiegabili decessi fondarono la credenza che esistessero delle Streghe della birra, che cominciarono ad esser perseguite durante l’Inquisizione; si narra che l’ultima strega sia stata arsa al rogo nel 1591.
Con l’uso del luppolo la birra rivelò il suo aspetto benigno ed assunse un aspetto ed un gusto simile alla birra dei giorni nostri. Nel 1516 Guglielmo IV duca di Bavaria promulgò la Legge Germanica di Purezza della Birra, stabilendo che per la produzione della stessa fossero impiegati esclusivamente orzo (successivamente anche malto d’orzo), luppolo ed acqua pura.
Al tempo, l’uso del lievito era sconosciuto; la fermentazione era ancora un processo casuale.
Si può affermare che la legge di Guglielmo IV sia la più antica regolamentazione in materia culinaria, ed i mastri birrai tedeschi ancora si attengono a tale dettame.
Con il tempo si sviluppò l’esportazione della birra; nel XVI sec. la società HANSA creò centri di produzione, stoccaggio e smistamento a Brema – principale fornitore di Olanda, Inghilterra e Paesi Nordici ed India – Amburgo ed Einbeck dove si produsse la birra Bock .
Anche Berlino possiede una viva tradizione birrariaed un ruolo prominente nella storia della birra, dove sotto il regno di Federico Guglielmo I la birra divenne bevanda socialmente accettata e servibile a corte.

Per concludere vi segnaliamo alcuni dei birrifici presenti nella nostra provincia, invitandovi a provare questa meravigliosa bevanda.

“Piccolo birrificio di Apricale” che si trova appunto ad apricale che è di recente stato premiato con la bandiera arancione per essere tra i dieci comuni medievali meglio conservati in italia, contesto quindi perfetto per la birra prodotta in ben tre versioni: Nua Bionda ,  Nua di Grano , Nua Ambrata , Nua dal dialetto ligure significa nuda e si sposa appieno con le sue caratteristiche.

“Birrificio Chevalier” che si trova a diano marina che non sembrerebbe proprio un posto ideale per produrre la birra, eppure questo birrificio vanta già di numerosi premi e riconoscimenti vinti in italia, la passione e l’attenzione verso l’utilizzo dei migliori malti in europa conferiscono a questa birra un gusto unico.

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